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Allarme Onu sui rifiuti elettronici

I rifiuti elettronici (e-waste) sono troppi e crescono sempre più a livello globale. E la situazione andrà peggiorando in futuro.

A lanciare l’allarme è il nuovo studio “The Global E-Waste Monitor 2017”, curato da International Telecommunication Union (ITU), agenzia specializzata dell’Onu, United Nations University (UNU) e International Solid Waste Association (ISWA), secondo i cui dati nel 2016 sono state prodotte 44,7 milioni di tonnellate di spazzatura elettronica con un aumento dell’8 per cento rispetto al 2014.



Di questa quota, soltanto il 20 per cento (8,9 milioni di tonnellate) viene correttamente riciclato. D’altro canto, da qui al 2021, si prevede un’ulteriore crescita del 17 per cento dei rifiuti elettronici, pari a 52,2 milioni di tonnellate.

I paesi maggiormente responsabili di questa iper produzione di e-waste sono la Cina, prima in classifica, gli Stati Uniti e il Giappone, mentre l‘Italia è in decima posizione. A livello regionale, il più grande ammontare di rifiuti elettronici è generato in Asia (18,2 milioni di tonnellate), seguita dall’Europa (12,3 milioni di tonnellate) e dal continente americano (11,3 milioni di tonnellate).

«Viviamo in un periodo di transizione verso un mondo sempre più digitale, in cui automazione, sensori e intelligenza artificiale stanno trasformando l’industria e la società», spiega Antonis Mavropoulos, presidente di  International Solid Waste association (ISWA).



I rifiuti elettronici rappresentano una conseguenza di questo processo in corso che vede come cause concorrenti anche l’aumento della popolazione mondiale e la migliori possibilità di spesa delle classi medie dei paesi in via di sviluppo in grado di acquistare più di prima computer, cellulari e altri congegni elettronici.

Trovare soluzioni adeguate per gestire questo problema misura la capacità di governare il progesso tecnologico minimizzando i rischi ambientali e per la salute.

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