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Consapevolezza 2.0 contro cyberbullismo

Gianluca Cristoforetti, co-autore del libro “H2H Human Revolution” è architetto, responsabile del progetto nazionale Mappe d’Italia dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (smart city e smart community) e coordinatore scientifico del centro MD Next City Lab del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara 

Bulli 2.0, la nuova pubblicazione di Emanuele Florindi, avvocato che si occupa prevalentemente di diritto dell’informatica, bioetica e tutela dei minori, ci permette di affrontare un tema particolarmente sentito all’interno delle famiglie italiane.

Negli ultimi anni vengono spesso riproposte le considerazioni espresse da Umberto Eco relativamente all’interazione tra le persone e le comunità sulla rete:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità».

Ma il tema, se possibile è ancora più complesso, perché la pervasività dei social media incide in modo profondo sugli stili di vita delle famiglie, e conseguentemente sui percorsi di formazione delle giovani generazioni, e non solo sulle fonti di informazione. Le cronache ci raccontano ad esempio che sempre più spesso capita di imbattersi, sia come genitori, che come educatori, in casi di bullismo o di cyberbullismo, e non sempre si è pronti, culturalmente ed emotivamente, ad affrontare correttamente questo fenomeno.

Non di rado le aggressioni, le violenze e i soprusi subiti dalla vittima vengono minimizzati, definiti “ragazzate” o “scherzi pesanti”, e non manca chi arriva ad affermare che queste condotte abbiano una qualche funzione formativa, sostenendo che la vittima “imparerà a farsi rispettare” e che i soprusi “la renderanno più forte”. Le vittime si trovano spesso a manifestare il proprio disagio attraverso sintomi fisici (per esempio mal di pancia o mal di testa) o psicologici (incubi, attacchi d’ansia o veri e propri attacchi di panico), associati a una riluttanza nell’andare a scuola, in palestra, al parco e nei luoghi della socialità. In caso di prevaricazioni protratte nel tempo, le vittime possono arrivare a cambiare scuola o persino a interrompere il proprio percorso scolastico abbandonando gli studi.

«Il bullismo è un problema sempre più diffuso, con gravissime ripercussioni su tutti i soggetti convolti: vittime, spettatori e, persino, sugli stessi bulli. Nel corso del libro ho tentato di fornire a genitori, educatori e ragazzi una chiave di lettura che possa consentire loro di affrontare questo fenomeno nel migliore dei modi: non soltanto attraverso un approccio repressivo, ma suggerendo, ove possibile, interventi volti ad educare i ragazzi alla cultura del rispetto. Un ruolo fondamentale gioca il gruppo dei pari: studi e ricerche basate sull’analisi dei filmati delle videocamere hanno dimostrato che un intervento del gruppo a favore della vittima è in grado di bloccare l’aggressione entro 10 secondi», racconta l’autore.

In ogni caso ciò che viene data per assodata, nella nostra società, è la centralità dell’interazione in rete come estensione della vita delle persone. Ma questa trasformazione che pone l’uomo al centro di tutte le cose attraverso il proprio device, lo pone anche al centro della sua vita? Oppure, sempre più alla periferia degli eventi, anche se molteplici, come disse in un memorabile discorso David Foster Wallace ai neolaureati del Kenyon College:

«Gli eventi piovono, o scintillano, per conto loro, e il nostro coinvolgimento, positivo o negativo che sia, è in larga misura accidentale. In altre parole: anche se facciamo fatica a rendercene conto, come individui siamo molto più spesso alla periferia che al centro degli eventi. Perfino gli eventi che ci vedono protagonisti sono quasi sempre alla periferia di altri eventi. Tra l’altro: nel gioco di specchi dei social media il protagonismo è più effimero, fragile e illusorio che mai».

È del tutto evidente che ci troviamo dinnanzi ad una vera e propria human revolution, un contesto di trasformazione nel quale esempi positivi, di profonda innovazione sociale, convivono con problematicità di grande impatto come quelle del cyberbullismo.

Social street

In tal senso, si è recentemente festeggiato a Bologna l’anniversario della prima social street. Che prese il via nel 2013 su iniziativa di Federico Bastiani, giornalista residente in via Fondazza, che resosi conto di non conoscere nessuno dei suoi vicini, nonostante vivesse ormai da qualche anno nella strada, decise di aprire una pagina Facebook e distribuire volantini per provare a coinvolgere gli abitanti della zona.

Nacque così la prima social street d’Italia, un modello che, dopo essersi diffuso a macchia d’olio nel paese, è approdato anche in Portogallo, Olanda, Brasile, Canada e perfino in Nuova Zelanda. Il New York Times ha scritto un reportage per raccontare questa strana esperienza bolognese. La pagina di via Fondazza conta oggi 1448 membri e le richieste di nuove iscrizioni sono continue.

«Il fattore tempo è fondamentale per costruire un rapporto di fiducia, non basta aprire il gruppo e diventare amministratori», osserva Luigi Nardacchione coordinatore del movimento. Dopo quattro anni sono 56 le social street a Bologna. «Ma a noi i numeri non interessano» – ci tiene a sottolineare Nardacchione – «la social street è un pretesto per dare fiducia ai nostri vicini, a prescindere dall’appartenenza politica, dalla razza, dalla religione».

CollaborAction

Anche i luoghi di lavoro stanno subendo un’autentica rivoluzione. Nello stabilimento Barilla di Castiglione, il più grande in Italia e fra i primi in Europa nella produzione di biscotti e merendine è partito il progetto “CollaborAction”, un novità introdotta dal direttore Cinzia Bassi. Si tratta, semplificando, di una sorta di “Facebook” dedicato alla comunicazione all’interno dell’azienda. Un social media che permette a tutti di interagire per migliorare la funzionalità del ciclo produttivo segnalando in modo immediato modifiche operative, guasti, eventi inattesi.

«Qui a Castiglione nel nostro stabilimento lavorano 17 nazionalità – spiega Silvia Bassi che è nel board diversity and inclusion di Barilla – farle lavorare assieme con un obiettivo comune è una sfida sociale che un’azienda internazionale come la nostra sente sempre più forte. E sarà uno dei nostri punti di forza nel futuro».



Esempio dopo esempio, le persone raccontano di quanto la rete, i social media e le innovazioni tecnologiche abbiano caratterizzato gli ultimi anni, creando sia opportunità sia alimentato vulnerabilità e precarietà. Siamo così sicuri che il sindaco di domani avrà lo stesso ruolo di oggi, e il medico? E poi, il poliziotto, il maestro, il politico? E, soprattutto il genitore?

Ciò che emerge con sempre maggior chiarezza è la necessità di una nuova consapevolezza, una consapevolezza 2.0, che ogni cittadino ha il dovere di costruirsi, per se, per i propri figli e per la comunità in cui vive. La lettura, anche di pubblicazioni come Bulli 2.0, è un primo passo fondamentale.

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