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Dal satellite l’aiuto alla ricerca sulle violazioni dei diritti umani

Riccardo Noury è Portavoce e Direttore Ufficio Comunicazione della Sezione Italiana di Amnesty International 

Sono passati 10 anni dal lancio di “Eyes on Darfur”, la prima grande campagna di Amnesty International ad avvalersi della tecnologia satellitare. Grazie alle fotografie scattate dal satellite, l’organizzazione fu in grado di denunciare la tattica di “terra bruciata” cui le forze armate sudanesi stavano ricorrendo nei confronti della popolazione civile darfuriana che denunciava da quattro anni, poco ascoltata, i crimini di guerra e contro l’umanità che si stavano commettendo ai suoi danni.

La stessa tattica che, a 10 anni di distanza, impiega l’esercito di Myanmar contro la minoranza rohingya. E quella della “terra bruciata” non è una metafora. Grazie alle immagini scattate dai satelliti, ora come allora, è stato possibile documentare gli incendi di interi villaggi e addirittura individuare i focolai ancora attivi. Immagini che hanno demolito la credibilità delle dichiarazioni di chi, a capo di quel paese, negava che fosse in atto un’ampia repressione contro i civili rohingya.

Nel 2016, sempre grazie al satellite, è stato possibile documentare un ulteriore caso di “terra bruciata”: le scorribande del gruppo armato islamico Boko haram nella Nigeria nordorientale.

Quando per Amnesty International non è possibile entrare in un territorio (attività che resta comunque la principale per svolgere ricerche, incontrare vittime e testimoni, cercare colloqui con le autorità, osservare processi e altro ancora), la tecnologia satellitare viene dunque in prezioso soccorso. Fornendo informazioni specifiche così come impressionanti quadri d’insieme.

Le foto notturne diffuse nel maggio 2015 da un’altra campagna di Amnesty International e vari partner, intitolata #WithSyria, ancora facilmente visionabili in rete, hanno raccontato da 500 miglia d’altezza l’orrore della Siria, la sofferenza di una popolazione il cui paese da quattro anni veniva distrutto (e nel frattempo gli anni sono diventati sei). Nelle zone più colpite dal conflitto, come quella di Aleppo, la percentuale delle luci spente era di un incredibile 97% cento. In una notte altrove illuminata, il satellite ci trasmetteva una macchia nera, fatta di innumerevoli case al buio perché distrutte o, nel migliore dei casi, abbandonate.

Il satellite ha reso meno impenetrabile anche la Corea del Nord. Comparando immagini della stessa regione scattate in periodi diversi, Amnesty International ha potuto documentare, anno dopo anno, l’ingrandimento dei campi di prigionia con centinaia di migliaia di detenuti e il progressivo inglobamento al loro interno di campi e villaggi, con la popolazione locale del tutto ignara di essere finita dentro enormi prigioni.

La tecnologia satellitare al servizio delle organizzazioni per i diritti umani è sempre più destinata a essere uno strumento fondamentale nella lotta contro l’impunità e nella ricerca della verità e della giustizia.

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