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Fake news? L’informazione di qualità è su Internet

I lettori che cercano le notizie online sono in questi anni aumentati in modo esponenziale. Oltre la metà degli utenti web visitano siti di news, ma la tv resta ancora la principale fonte di informazioni, mentre i più giovani ormai si rivolgono a Internet per sapere cosa succede nel loro paese e nel mondo.

Anche in Italia, dove, secondo un’indagine commissionata dal Reuters Institute for the Study of Journalism, i 18-24enni utilizzano i telefonini più del grande schermo per andare sui social network a caccia di notizie.

Negli Stati Uniti, d’altro canto, Internet, stando ai dati di Pew Research Center, ha superato la televisione, diventando la principale piattaforma informativa, perfino nella fascia di età dei 30-40enni.

Eppure, a dispetto di questa realtà, il web non gode di grande credibilità. Complice il fenomeno delle fake news (false notizie) che ha dominato il dibattito pubblico in questi ultimi tempi si è diffusa l’idea che Internet sia uno spazio in cui circola soltanto cattiva informazione, propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica.



Un’immagine distorta perché grazie alla Rete il panorama informativo si è arricchito di nuovi attori con la nascita di un giornalismo nativo digitale che ha guadagnato nel tempo autorevolezza e qualità.

Giornalismo online fiorisce nel rapporto coi lettori

A partire dagli anni ’90, progressivamente il cyberspazio si è popolato di blog, nuove testate e siti con reporter improvvisati e professionali. Internet ha moltiplicato l’offerta informativa che ha ricevuto nuovo impulso anche dall’avvento di moderni mezzi tecnologici come i cellulari. Dotate di un telefonino le persone comuni si sono trasformate in testimoni chiave dell’epoca contemporanea.

Grandi eventi come l’attentato alle Twin Towers di New York del 2001 o lo tsunami che ha colpito la Thailandia nel 2004 sono stati documentati anche grazie a video e immagini riprese dalla gente presente agli accadimenti, postate e commentate sui social network.

Il giornalismo è stato costretto a fare i conti con questa nuova dimensione del pubblico, non più rassegnato a ricoprire il ruolo di spettatore passivo ma intenzionato ad essere co-protagonista nella produzione e distribuzione del contenuto informativo.

In risposta a questa esigenza, le redazioni online, cresciute di numero ma con pochi mezzi e risorse, hanno instaurato un nuovo proficuo rapporto con il lettore confrontandosi e ricevendo suggerimenti e spunti dai social media utili per inchieste e servizi.

In questo caso, Internet, come sostiene J.D. Lasica, «aggiunge credibilità al giornalismo perché dà la possibilità ai lettori di seguire il percorso di formazione della notizia e di accedere a documenti originali, senza dimenticare la possibilità di autocorrezione da parte dei lettori».

Scoop e Pulitzer

Il web ha acquistato via via spessore sul piano informativo e si deve a un sito online, Drudge Report, fondato da un giornalista indipendente, lo scoop del sexgate, lo scandalo sessuale che nel 1998 coinvolse l’allora presidente Usa Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky.

Man mano il giornalismo web “ha abbattuto il pregiudizio che lo voleva confinato nel ghetto delle snack news, dell’informazione mordi e fuggi e del copia e incolla cialtrone e gossipparo” colmando il gap (Frederic Filloux) con quello più tradizionale legato alla carta stampata.

Sempre più negli Stati Uniti sono emersi nuovi gruppi editoriali e testate esclusivamente online come Vox, Slate, Quartz, Vice, Mic, Huffington Post in grado di rilanciare il giornalismo investigativo e di proporre contenuti innovativi, attendibili e di qualità.

Lo stesso in Europa la scena mediatica si è rivitalizzata con la comparsa di un giornalismo solo digitale grazie a siti d’informazione come El Confidencial, Correctiv o Mediapart, quest’ultimo promotore di importanti indagini giornalistiche sui finanziamenti illeciti nella campagna presidenziale di Nicholas Sarkozy in Francia.

Nel 2010 a suggello di questa prorompente ascesa, il prestigioso premio Pulitzer, è stato assegnato per la prima volta a ProPublica, giornale online no-profit fondato nel 2008 da Paul Steiger, per un’inchiesta realizzata da Sheri Fink.

Reporter diffusi

A un livello diverso si colloca il citizen journalism o giornalismo partecipativo. Si tratta di una moderna versione online di “giornalismo da marciapiede”, di singoli o gruppi di cittadini, che ha ha dato vita a un nuovo soggetto dell’informazione comunemento chiamato reporter diffuso. Nel migliore dei casi esprime una forma di attivismo civico, non sempre di alto pregio ma comunque rilevante.

Per il suo impatto, per la visione dal basso che comporta e per il contributo di informazione alternativa su movimenti di protesta come le primavere arabe e Occupy Wall Street o su eventi di risonanza mondiale come il terremoto di Haiti e la guerra civile in Siria.

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