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Fake news, nuovo business per il cybercrime

False notizie e disinformazione online? Fanno arricchire i criminali informatici.

A puntare i riflettori sul fenomeno delle fake news come nuova fonte di guadagno per il cybercrime è lo studio “The business of disnformation : a taxonomy”, pubblicato da Digital Shadows.

Secondo gli analisti della società di sicurezza informatica britannica, siamo davanti allo sviluppo di un’attività online sempre più organizzata e sistematica.



Con obiettivi non solamente politici e ideologici, come spesso in Italia si sottolinea, ma rivolti anche a screditare e danneggiare aziende e imprenditori. Oppure, come ulteriormente evidenziato da Digital Shadows, a creare ad arte campagne di false notizie per lucrare sull’oscillazione dei prezzi delle criptovalute.

Fake news e disinformazione

Il termine fake news, entrato ormai nel gergo comune, sta a indicare un’ampia varietà di aspetti : bufale, propaganda, inesattezze informative, satira, informazione di parte e disinformazione, sono tutte fattispecie che rientrano in questa categoria.

Digital Shadows si concentra in modo particolare sul problema della disinformazione che viene definita come la diffusione intenzionale di notizie false allo scopo di ingannare chi le legge.

Tre stadi

Le campagne di disinformazione sono caratterizzate da un processo a tre fasi : creazione, pubblicazione e circolazione.

Per ogni stadio di questa attività esiste un’abbondanza di strumenti disponibili online, anche a buon mercato, con software, piattaforme e servizi venduti a pochi dollari e offerti sul dark web.

Ci sono diverse modalità per produrre contenuti fasulli che vanno dalla creazione di siti web simili a quelli autentici, alla modifica fraudolenta di documenti e file, dalla violazione e compromissione di siti e account, alla registrazione di nomi di dominio quasi identici a quelli originali (domain spoofing).

Ad esempio, con CloneZone, fruibile gratis online, si possono realizzare siti falsi, cloni dell’originale, e spacciare un proprio pezzo come se fosse stato scritto dal New York Times.

Mentre sul fronte del domain spoofing, Digital Shadows ha scoperto ben 2858 siti web che cercano di frodare gli utenti spacciandosi per le 40 più importanti testate di news a livello globale. Con 52 di questi finti originali che già contengono contenuti contraffatti.

Per dare un’idea in questo campo, il documento di Digital Shadows cita una fake news in ambito politico utilizzata da militanti del Front National via Twitter per screditare Emmanuel Macron. Come? Con un articolo farlocco comparso su un finto sito di Le Soir contenente un falso dispaccio dell’agenzia Agence France Press, in cui il candidato alle ultime presidenziali francesi veniva accusato di essere finanziato dall’Arabia Saudita.

Pubblicazione e circolazione

Per quanto concerne la fase della pubblicazione, le armi delle campagne per diffondere via Internet le false notizie sono social bot, forum online e social network.

A questo riguardo, gli analisti di Digital Shadows hanno scoperto un sito sul dark web, The Insider, che i cybercriminali usano per promuovere fake news sulle criptovalute, poi fatte circolare sui social allo scopo di mettere in atto uno schema “pump and dump” per manipolare i valori di monete come i bitcoin e truffare gli utenti.

«Più si diffonde la disinformazione – si legge nel documento – maggiori sono le possibilità che conquisti i favori del pubblico e raggiunga il suo obiettivo – che sia quello di screditare un avversario, seminare discordia o generare profitto».

In questo senso, la fase della circolazione dell’informazione fasulla assume un’importanza strategica.

Per dare legittimità alle false notizie chi le crea fa affidamento su piattaforme e utenti che le condividono. In tanti casi, internauti ingenui cadono nel tranello dei criminali informatici distribuendo la disinformazione dai loro canali social.

Operazioni organizzate a scopo di lucro

In genere, però, si tratta di operazioni organizzate che prevedono l’acquisto di follower e l’impiego di tool che automaticamente condividono contenuti sui social media e su una varietà di siti.

Come TweetAttacksPro, un software che permette di controllare i social bot, programmi che fingono di essere utenti dei social network, in grado di inviare in modo automatico messaggi e post. Ma ce ne sono altri molti popolari tra i cybercriminali come ismm.su, topsoc.ru, soc-proof.su, smmtarget.com, 5ac.ru, o smmpanele.ru, coi quali si possono acquistare like a basso costo per far crescere l’attenzione su una fake news e aumentarne il gradimento.

Ancora più micidiali sono i tool di BotMasterLabs e ZennoStore, capaci di diffondere falsi contenuti su migliaia di piattaforme, blog, forum e bacheche, avendo peraltro integrato tecniche per bypassare i controlli captcha.

Questi strumenti possono essere impiegati per campagne pubblicitarie su Facebook, Twitter e Youtube con finalità sia politiche sia commerciali.

Proprio questa dimensione economica delinea un nuovo quadro più inquietante dello sviluppo delle fake news. E l’indagine di Digital Shadows è un importante contributo per comprendere più a fondo caratteristiche e dinamiche del fenomeno la cui multiformità richiede misure di contrasto più mirate e incisive.

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