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Flop Facebook sulle fake news?

Facebook sta perdendo la guerra contro le fake news e la sua campagna contro la disinformazione sembra più un’operazione di public relation che un’attività mirata a risolvere il problema.

Sono molti i dubbi e i sospetti espressi dai giornalisti, incaricati dall’azienda di Mark Zuckerberg della verifica delle false notizie diffuse sul social network, e consegnati alla penna di Sam Levin sul Guardian.

A distanza di un anno dalla decisione di introdurre una serie di misure contro le fake news, in seguito all’accusa di aver condizionato le ultime elezioni presidenziali Usa, a causa del proliferare sulla piattaforma di bufale e post di propaganda russa pro Donald Trump, mancano i riscontri sui risultati ottenuti. I giornalisti lamentano la carenza di dati sull’attività condotta da Facebook per misurare se gli sforzi intrapresi siano stati efficaci o, viceversa, un fallimento.



Azioni senza riscontro

Il social network ha varato diverse azioni contro le fake news e, nel mese di dicembre 2016 ha avviato una collaborazione con siti e testate come Associated Press, FactCheck.org, ABC News, e PolitiFact attivando un sistema per avvertire gli iscritti quando una notizia è controversa e contestata.

Tuttavia, non si sa se questa misura adottata abbia effetto sugli utenti impedendo il diffondersi delle bufale sulla piattaforma. Anche se, secondo una fonte di Facebook, una volta che un post viene contrassegnato come falsa notizia perde credibilità portando a un crollo delle visualizzazioni dell’ordine dell’80 per cento.

Questa vantata efficienza dei sistemi di segnalazione è però contestata da una ricerca della Yale University che ne mette in dubbio il reale impatto sugli utenti.

D’altro canto, secondo i giornalisti interpellati sul Guardian, su Facebook non è molto frequente vedere notizie taggate come possibili fake news, il che fa venire il sospetto che non ci sia una seria volontà da parte dell’azienda di combattere il fenomeno.

Conflitto di interessi

Un altro problema è il possibile conflitto di interessi che potrebbe sorgere nel momento in cui si paga personale esterno per svolgere il lavoro di monitoraggio. Si potrebbe maliziosamente pensare che i giornalisti che ricevono denaro da Facebook siano indotti al silenzio, evitando di far emergere il flop del social network contro le fake news.

Insomma, sulla questione false notizie la piattaforma di Mark Zuckerberg rimane sotto pressione. Dovendo affrontare una critica spietata al suo operato che, vista l’importanza crescente dei social media sulla sfera politica, sarà sempre più oggetto di esame e di attenzione pubblica.

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