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Grande piazzista Internet

Mario Schiani è scrittore e giornalista presso La Provincia Editoriale

Un’inchiesta pubblicata dal sito theverge.com, e ripresa ampiamente da popolari “aggregatori” di notizie, ci dà un’idea del mondo in cui viviamo.

L’inchiesta parte dal presupposto che, nel mondo, i casi di dipendenza da oppiacei – leggi: eroina – sono in aumento: The Verge parla addirittura di “epidemia”. In aumento, di conseguenza, anche chi cerca aiuto per liberarsi di questa opprimente e pericolosissima schiavitù.



Come è ormai istinto primario di tutti noi, la prima cosa che un eroinomane fa nell’intento di trovare aiuto è cercare informazioni in Rete. Lo facciamo ormai per tutto: prima di risolverci a chiedere un’informazione stradale, consultiamo Google Maps; prima di entrare in un negozio, apriamo l’app di Amazon.

Ebbene, la Rete anche in questo caso non tradisce. Ci sono siti, e gruppi social, che approfondiscono nel dettaglio ogni aspetto medico, psicologico e sociale della dipendenza da eroina. Non solo, forniscono anche recensioni – degne di Tripadvisor e della guida Zagat – dei centri di riabilitazione.

Ed è a questo punto che l’inchiesta di The Verge si fa interessante: i siti più importanti (e le riviste specializzate più lette) sono in realtà controllati da alcuni dei suddetti centri di riabilitazione che, naturalmente, ottengono recensioni degne del George V di Parigi e attirano così, senza parere ma con grande efficacia, i potenziali “clienti”.

Sì dirà che c’è poco da scandalizzarsi: è il mercato, bellezza, e a domanda risponde offerta. Peccato solo che mentre la domanda è chiara, pressante e perfino disperata, l’offerta non può attribuirsi le stesse caratteristiche: si presenta, al contrario, mascherata da samaritano disinteressato, da rigorosa e perfino etica Guida Michelin della tossicodipendenza.

Il meccanismo fa rabbrividire e tuttavia non possiamo dire che sia sorprendente. Sempre più la Rete si presenta non come il grande serbatoio di informazioni e di libertà d’espressione che certa flebile retorica ancora decanta: piuttosto, è una miniera dalla quale si estraggono bisogni e paure, desideri e angosce, allo scopo di vendere rimedi o, più precisamente, palliativi: costose tisane di serenità e carissimi placebo di sicurezza.

Ma anche della Rete, ormai, siamo dipendenti e c’è il caso che essa stessa intervenga a consigliarci una cura disintossicante. A pagamento, si capisce.

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