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I nuovi artisti? Sono i robot

Il prossimo Picasso sarà un robot? La domanda è lecita perché l’intelligenza artificiale ha cominciato a sfidare l’arte, un campo considerato finora dominio riservato delle capacità umane.

Si può dotare una macchina di senso artistico? Lo pensano i ricercatori della Rutgers University, e di Facebook Artificial Intelligence Research che in un documento, pubblicato nel mese di giugno, spiegano come un sistema di intelligenza artificiale da loro realizzato sia in grado di produrre immagini con uno stile originale, in modo simile alle creazioni di un artista.

Arte dagli algoritmi

Secondo gli autori dello studio in questione, il fatto che una macchina dimostri una capacità creativa significa provare l’intelligenza degli algoritmi, ossia quelle procedure e quelle istruzioni che servono a un computer per eseguire dei compiti.

Nel tempo sono stati sperimentati vari approcci al problema. Quello adottato in questa circostanza si basa sull’impiego di un algoritmo di generative adversarial network (GAN). Che prevede, a sua volta, l’uso di due diverse reti neurali, cioè programmi che simulano l’attività del cervello umano, con due distinti e opposti ruoli.

Il sistema funziona in questo modo. La prima rete (generatore) comincia a creare immagini in modo del tutto casuale. La seconda (discriminatore), addestrata a riconoscere le varie correnti artistiche (cubismo, impressionismo, ecc.), avendo accesso  all’enorme database di WikiArt di oltre 8000 immagini di quadri di un arco temporale che va dal XV secolo alla fine del XX secolo, giudica quanto prodotto dalla sua antagonista. Ogni immagine generata riceve una valutazione in base a due criteri.

La rete discriminatore dirà, in primo luogo, se la considera un opera d’arte oppure no e, in secondo luogo, quanto è lontano dallo stile proprio di una determinata tendenza artistica. Questa impostazione è in grado di garantire che il generatore possa produrre, da un lato, un’immagine di carattere artistico; dall’altro, che possa realizzare qualcosa di creativo, senza che la sua attività ricada nei canoni dei modelli dei dipinti presenti nel database.

Il pubblico sceglie la macchina

Per testare i risultati del sistema artificiale la parola è poi passata al pubblico. Le opere della macchina, confuse con quelle di artisti umani, sono state pertanto sottoposte all’esame di un certo numero di persone. Conclusione? Questa platea, a più riprese, non è riuscita a distinguere quanto prodotto dal computer e quanto creato dall’uomo.

Per di più, senza conoscere l’autore delle diverse immagini, il pubblico ha assegnato, in molti casi, alle realizzazioni dell’intelligenza artificiale punteggi superiori ai quadri dei pittori umani. Un esito sorprendente che indica come la ricerca sull’intelligenza aritificiale stia esplorando nuove vie e nuovi settori di intervento, raggiungendo traguardi inaspettati.

Tanto per fare un esempio, anche Google con il suo Project Magenta ha avviato un progetto di ricerca per realizzare algoritmi che servano a dotare una macchina di capacità artistiche in vari ambiti, dalla musica, al cinema e alla pittura.

Ispirata dal programma di visione artificiale Deep Dream, nato nel 2014 per riconoscere immagini e modificarle in modo da ottenere un effetto tra il sogno e l’allucinazione, l’iniziativa ha come obiettivo lo sviluppo di una intelligenza artificiale che crei arte in totale autonomia.

Siamo entrati nell’era dell’arte artificiale?

Ma ci sono altri casi in cui i progressi dei sistemi artificiali nella composizione artistica rendono la linea di confine tra attività dell’uomo e quella della macchina sempre più sfumata.

Iamus, un supercomputer dell’Università di Malaga, può produrre musica a un livello tale che un suo brano è stato eseguito dalla London Symphony Orchestra. Aiva, invece, è il primo algoritmo ad essere registrato ufficialmente come compositore presso la Sacem, Società degli Autori, Compositori ed Editori di Musica in Francia.



Passando al campo letterario, in Giappone, un robot ha scritto un romanzo di fantascienza che è stato a un passo dal vincere un premio di narrativa in competizione con artisti umani.

D’altra parte, le macchine sono diventate abili anche nella produzione di video. Watson, il supercomputer di Ibm, è stato impiegato per elaborare il primo trailer realizzato da un’intelligenza artificiale per il film Morgan, mentre Sunspring è il primo cortometraggio scritto da una macchina.

E, tornando alla pittura, i pittori artificiali, come il programma The Painting Fool, che espongono in galleria d’arte online. Mentre le opere del software Deep Dream di Google sono battute all’asta e vendute per migliaia di dollari. Si può escludere allora che in futuro discuteremo dei capolavori dei robot?

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