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La contesa sulla religione digitale : Utopisti vs Apocalittici?

Solo poche settimane fa Wired ha richiamato l’attenzione sulla fondazione di un movimento di stampo religioso da parte di Anthony Levandowski, ex-ingegnere informatico di Google e Uber coinvolto in alcune controverse vicende di spionaggio industriale con le sue ex-aziende. La notizia è stata raccolta da molte testate giornalistiche in ambito internazionale e interpretata come una sorta di mossa auto-promozionale: la copertura della notizia ha infatti enfatizzato gli aspetti paradossali dell’iniziativa di Levandowski, della quale ancora non sono chiare le reali intenzioni.

Elon Musk contro la religione digitale

Tuttavia, alla fine di ottobre, Elon Musk, uno dei protagonisti della ricerca di frontiera nel campo delle nuove tecnologie, sembra aver preso sul serio la proposta dell’ingegnere: alla fine di ottobre, il fondatore di Tesla, che in diverse occasioni si è espresso in merito ai rischi connessi a uno sviluppo sfrenato delle AI (Intelligenze Artificiali), ha risposto via twitter a Levandowski, inserendolo nella lista di coloro ai quali non dovrebbe esser permesso contribuire allo sviluppo di super-intelligenze digitali.

La critica di Musk non sorprende. Da un lato, tra l’imprenditore e Levandowski sembra esistere un profondo antagonismo che poco avrebbe a che fare con questioni religiose, quanto con una competizione sul piano economico e imprenditoriale. Dall’altro, Musk sembra essersi eretto a leader carismatico di un gruppo di intellettuali e imprenditori (che può contare sull’adesione ideale di personaggi del calibro di Bill Gates, Stephen Wozniak e Stephen Hawking) che si stanno scagliando contro l’uso non regolato della ricerca sulle AI e sta imponendo all’opinione pubblica un’agenda di stampo allarmista, se non addirittura apocalittico.

Musk ha, infatti, più volte invocato l’urgente creazione di un’agenzia governativa allo scopo di regolamentare la ricerca sulle intelligenze artificiali, alla maniera in cui la Food and Drug Administration (FDA) agisce sul piano medico-farmaceutico.

La contesa per il mondo a venire

La posta in palio della ricerca sull’intelligenza artificiale emerge quindi immediatamente nella sua articolata complessità. Non sono solamente in gioco interessi economici di portata geopolitica, che influiranno sulle strategie nazionali e internazionali del prossimo futuro, ma sono chiamate in causa anche quelle agenzie di erogazione di valori etici che sono “naturalmente” destinate a rielaborare una prospettiva antropologica che sappia affrontare gli aspetti più controversi e le implicazioni pratiche e simboliche che le nuove tecnologie eserciteranno sull’umanità del prossimo futuro.

Non è un caso dunque che intorno alla figura decisiva di Musk e al suo posizionamento nel campo religioso sia sorto un notevole interesse pubblico, fino al punto di generare ipotesi complottistiche. Uno dei principali rumors intorno al posizionamento religioso di Musk rimanda a un suo ipotetico background di matrice ebraica.

L’ipotesi, del tutto infondata, sembra dare espressione a quelle teorie cospirazionistiche che dubitano dello straordinario e repentino successo di Musk legandolo all’esistenza di una cospirazione ebraica globale . D’altro canto, la biografia di Musk fuga ogni dubbio anche in merito alla sua definitiva distanza rispetto alla religione in generale . In diverse occasioni, l’imprenditore ha infatti ammesso di non credere a un’intelligenza superiore e di non aver mai fatto ricorso alla preghiera, neppure quando la malaria ha messo a rischio la sua vita.

Nonostante l’esplicito ateismo, il posizionamento di Musk ha però recentemente suscitato l’interesse di un’influente testata statunitense di stampo religioso, Premier Christianity, che legge nei moniti allarmisti dell’imprenditore un possibile insegnamento per la cristianità futura.

La prospettiva apocalittica di Musk, che la testata interpreta come una vera e propria “fede”, rammenterebbe ai cristiani la fondamentale importanza della tecnologia nell’affermazione di una piena liberazione del genere umano.



La capacità di Musk di immaginare mondi futuri metterebbe in questione la speranza cristiana in un mondo a venire, la cui venuta non sembra mai essere stata così imminente. Salvare il mondo e al tempo stesso salvare l’umanità, promettendogli un utopico riscatto del suo essere al mondo, minacciato da una tecnologia che rischia di annientarla, configurerebbe un paradossale ateismo religioso, che non incontra Dio ma continua a pensare un orizzonte escatologico, un mondo a venire.

La discontinuità antropologica che i “singolaristi” come Levandowski sembrano prefigurare, immaginando una religione delle intelligenze artificiali, riattiva così quell’antichissima paura della fine del mondo che da sempre interessa le narrazioni religiose.

Di fronte al timore di un mondo senza umani, di un mondo che potrebbe sopravvivere al genere umano, Musk e il fronte degli intellettuali apocalittici cui sembra essersi posto a capo non sembrano solamente invocare politiche appropriate per rispondere a inediti dilemmi tecnologici, ma anche e soprattutto una mitologia adeguata al presente.

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