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La vera sfida? Governare il cambiamento

Alfonso Molina, direttore scientifico di Fondazione Mondo Digitale  

L‘uso dello smartphone in classe fa bene alla didattica?» Da sempre il racconto sulla scuola, soprattutto quello fatto dai media generalisti, è costellato di molte domande di questo tipo. Ritengo che molto spesso si tratti di false domande che cercano di rispondere a pseudo problemi. Oggi la vera questione su cui si misura la scuola è la necessità di maturare in tempi brevi, anzi brevissimi, la capacità di governare il cambiamento, veloce, complesso e, nella maggior parte dei casi, imprevedibile. La tecnologia in questo ci aiuta, perché ci fa capire che dobbiamo cambiare paradigma, e che dobbiamo farlo in fretta. Come?

Raymond Kurzweil, scienziato e scrittore americano, ama le provocazioni, e si esprime con immagini forti che a molti appaiono come profezie catastrofiche. In realtà, già nel 2005, con il suo “The singularity is near” ci aveva mostrato come la crescita della tecnologia sia diventata un processo esponenziale: mezzo secolo per usare il telefono e poi, in meno di un decennio, abbiamo metabolizzato pc, tablet, cellulari.

«Entro 12 anni la singolarità tecnologica sarà realtà», prevede Kurzweil, perché le macchine saranno capaci di pensare in modo più efficace degli uomini. Personalità come Kurzweil vengono definite visionarie, futuriste… più vicine alla fantascienza che alla scienza. E molto probabilmente i suoi libri non si trovano in una biblioteca scolastica o nella libreria domestica di una maestra o di un docente, che ancora non si sentono coinvolti da questi scenari.

Intanto, nel suo discorso ai laureati del MIT, Tim Cook, ceo Apple, ha trovato una formula molto efficace per esprimere la sua visione del rapporto uomo-macchina: «Non ho paura che l’intelligenza artificiale dia ai computer la capacità di pensare come gli esseri umani. Sono più preoccupato delle persone che pensano come i computer, senza valori o compassione, senza preoccuparsi delle conseguenze».

Un anno e mezzo fa Anna Maria Testa, esperta di comunicazione, segnalava con preoccupazione la scarsa consapevolezza dei cittadini su tecnologia, robotica e intelligenza artificiale e le responsabilità dei media: «Le notizie riguardanti i robot continuano a restare, mi sembra, confinate alle pagine e ai canali di tecnologia».

In questi ultimi mesi qualche passo avanti è stato fatto. Solo nell’ultimo mese ho contato almeno 40 articoli dedicati alla robotica, pubblicati sui maggiori quotidiani, con tagli divulgativi molto diversi, dallo spettacolo, alla fotografia, fino alle curiosità in cronaca. Qualcosa è stato fatto, il tema è stato sdoganato e non è più confinato nelle pagine di economia e tecnologia. Il dibattito però è concentrato quasi esclusivamente sul tema del lavoro a cui si aggiunge da qualche tempo anche quello del rischio della disuguaglianza.

Tra i tanti contributi segnalo quello di Pietro Paganini su La Stampa (31 agosto 2017): Il futuro si cambia sui banchi di scuola. Ma, come al solito i titoli, ad effetto, come Robot taglia posti, non sono di aiuto alla riflessione, perché isolano il problema dell’automazione dall’organizzazione complessiva del lavoro.

È di molti anni fa, infatti, uno studio americano che mostrava l’andamento delle diverse tipologie di lavoro dal 1901 al 2006. I lavori fisici di routine sono ovunque in calo da oltre mezzo-secolo. È preoccupante la lentezza con cui metabolizziamo i “fatti”, perché qui non si tratta più di previsioni, ma di storia.

Il rapporto “Global Human Capital Trends 2017” di Deloitte, che ha coinvolto più di 10mila imprese ed esperti in 140 paesi, ci segnala come il mondo stia cambiando molto rapidamente a livello sociale, politico ed economico, e soprattutto lavorativo. Vengono richieste di continuo nuove abilità e competenze per adattarsi velocemente a ogni tipo di cambiamento, visto che la vita media delle competenze lavorative, quelle “codificate” è già scesa sotto ai 5 anni. In questo scenario, quando ci chiediamo se la scuola prepara al mondo del lavoro quale risposta ci attendiamo?

In un dialogo ancora inedito con il linguista Tullio De Mauro, che per un decennio ha guidato come presidente la Fondazione Mondo Digitale, sono rimasto colpito dal suo coraggio civico di andare contro corrente. Ci avevano chiesto di commentare lo scollamento tra mercato del lavoro e preparazione dei giovani e De Mauro ha prontamente risposto: «Ma siamo sicuri che si debba ridurre a questo il compito di un sistema educativo?»

Preparare al lavoro sembra peraltro un obiettivo vano e paradossale se guardiamo al ciclo di vita delle tecnologie emergenti. A quale lavoro prepariamo i giovani?

Credo anch’io, come il mio maestro Tullio, che la scuola sia un organo costituzionale, con un ruolo molto più radicale e profondo, direi rivoluzionario: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (articolo 3 della Costituzione).

Per questo, come Fondazione Mondo Digitale, ci siamo posti una sfida completamente diversa: senza abbandonare la formazione alle competenze digitali, come risposta immediata e contingente alla richieste del mercato del lavoro, nella Palestra dell’Innovazione abbiamo progettato e realizzato anche un acceleratore giovanile all’autoimprenditorialità.

Phyrtual Factory fornisce ai giovani tutti gli strumenti per diventare imprenditori di se stessi, per fare un progetto, per trasformare un’idea in un prodotto. Si tratta di un’esperienza pilota per integrare l’educazione all’auto-imprenditorialità nel sistema d’istruzione e affrontare in modo sistemico l’emergenza formativa dei giovani in transizione.

Con Phyrtual Factory vogliamo colmare un vuoto formativo: ci sono acceleratori, incubatori, spinoff, percorsi dedicati a startupper e futuri imprenditori, ma manca In Italia un percorso educativo dedicato all’autoimprenditorialità, esperienziale, coinvolgente e inclusivo per tutti i giovani. Con Phyrtual Factory vogliamo contribuire a fornire alle persone la capacità di costruire, innovare e ricostruire ecosistemi personali che portino alla realizzazione della loro vita in relazione e collaborazione con gli altri, e nell’esercizio di una cittadinanza responsabile. Perché l’autoimprenditorialità è prima di tutto la capacità di costruire e alimentare permanentemente un proprio ecosistema personale: un sistema multi-dimensionale, dinamico, evolutivo, complesso, che contiene gli aspetti interni ed esterni, locali e globali, che influenzano la vita di una persona.

Nella Phyrtual Factory, l’unico acceleratore che accompagna i giovani dall’ecosistema personale all’ecosistema dell’innovazione, anche gli studenti possono imparare a governare il cambiamento, per progettare il proprio futuro e migliorare la vita di tutti.

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