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L’algoritmo che scopre i serial killer

Un algoritmo capace di collegare gli omicidi irrisolti all’attività criminale di un serial killer.

Lo ha sviluppato Thomas Hargrove, ex giornalista di cronaca nera, creatore del sito Murder Accountability Project, diventato il più grande archivo di casi di omicidio degli Stati Uniti. Con dati su età, sesso, etnia, anno, luogo e tecnica di omicidio anche di eventi criminali non contenuti nei database ufficiali della polizia.

Tramite questa tecnologia si cerca di scoprire assassini seriali responsabili dell’uccisione di più persone in una specifica area geografica. L’algoritmo è disponibile online e gli internauti possono consultarlo liberamente.



Secondo Thomas Hargrove, intervistato da The Atlantic, negli Stati Uniti dal 1980 sono oltre 220mila i casi di omicidio di cui non si è trovato un colpevole. Ogni anno, sono circa 5mila gli assassini che la fanno franca e una percentuale di queste migliaia rappresentano serial killer, in quanto uccidono più volte e più vittime con uno stesso metodo.

Nel sito  Murder Accountability Project, diretto da un consiglio di 9 membri di ex detective, studiosi di criminologia e psichiatri forensi, vengono indicati i tassi di successo dei casi di omicidio delle forze di polizia Usa che dagli anni 60 ad oggi sono in calo.

Per l’FBI meno dell’1 per cento degli omicidi registrati annualmente sono riconducibili a killer seriali. Ma Thomas Hargrove non è d’accordo con questa valutazione. A suo giudizio sarebbero almeno 2mila i serial killer in circolazione negli Usa.

L’algoritmo ha, comunque, dei limiti perché discrimina sulla base della localizzazione geografica e non tiene in considerazione il dato di uno spostamento in altre aree dell’eventuale assassino seriale.

In ogni caso, l’auspicio è che anche le forze dell’ordine possano avvalersi di questa tecnologia a supporto della loro attività investigativa per identificare le terribili minacce alla sicurezza contro la comunità statunitense.

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