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Rivoluzione digitale in azienda? Manager in affanno

Molti amministratori delegati non riescono a orientare le loro aziende verso un uso efficace delle nuove tecnologie informatiche, il che impedisce alle organizzazioni che dirigono di realizzare miglioramenti aziendali.

Lo segnala uno studio del 2013, Embracing Digital Technology: A New Strategic Imperative, condotto con interviste a oltre 1500 dirigenti e manager di tutto il mondo dalla MIT Sloan Management Review in collaborazione con Capgemini Consulting.

La trasformazione digitale, definita come l’uso delle nuove tecnologie digitali (social media, mobile ecc.) per determinare miglioramenti significativi, rappresenta un obiettivo imprescindibile per le aziende costrette a fare i conti con un ambiente sempre più competitivo e in forte mutamento. I manager sono convinti della necessità di un cambiamento digitale ma le difficoltà che incontrano nell’ottenere risultati dall’impiego di tecnologie moderne è causa di frustrazione.

Secondo il 78% degli intervistati è fondamentale raggiungere la trasformazione digitale dell’impresa. Tuttavia, il 63% ritiene che i progressi tecnologici interni siano troppo lenti. Motivo principale? La mancanza di un senso di urgenza.

Per gli autori della ricerca, Michael Fitzgerald, Nina Kruschwitz, Didier Bonnet e Michael Welch, quasi nessuna impresa è al riparo dall’impatto dirompente operato sulla competitività dalla diffusa adozione delle nuove tecnologie digitali.

Uno degli esempi di successo nel perseguire con coerenza e con profitto la digitalizzazione è rappresentato da Starbucks, la famosa catena internazionale di caffetterie che ha introdotto, tra l’altro, novità come il wi-fi e la possibilità per il cliente di pagare tramite smartphone.

In generale, i benefici che un’impresa può riscontrare sono sia nel miglioramento del rapporto con i consumatori sia nell’attività interna in termini di semplificazione della gestione, di comunicazione tra il personale e di sostegno alla cultura dell’innovazione.

Sono poche, in tutti i modi, le aziende che possono vantare una maturità digitale, appena il 15%, mentre nella maggioranza dei casi (65%) le imprese si trovano soltanto ad uno stadio iniziale del processo di digitalizzazione.

La sfida della rivoluzione digitale è evidentemente complicata e la posta in gioco, sottolinea Michael Welch – Managing Consultant presso Capgemini Consulting e Visiting Scientist del MIT’s Center for Digital Business – è alta ma può essere fronteggiata e gestita. L’impulso, secondo gli estensori del documento, deve venire soprattutto dall’alto e la guida dell’amministratore delegato è decisiva.

Quando i massimi dirigenti comunicano ai dipendenti la loro visione digitale il 93% dei dipendenti risponde positivamente accettandone le conseguenze. Il problema è che, da quanto emerge nell’indagine, solo il 36% ha condiviso questo approccio. Vero è, però, che esiste una differenza nella percezione dei problemi. Più si scende in basso nella gerarchia lavorativa più cresce l’insoddisfazione per le modifiche apportate all’organizzazione aziendale.

Il contesto digitale è comunque uno spazio aperto e fornisce alla dirigenza un ampio margine di manovra per agire. Ma manager e leadership dovrebbero sviluppare un piano articolato per lo staff, creare figure o comitati dirigenziali ad hoc, stabilire una road map, impegnarsi a realizzarla, e poi compattare l’organizzazione fissando obiettivi misurabili e proponendo incentivi.

Meglio sarebbe che le aziende procedessero con una politica dei piccoli passi, attraverso progetti pilota e gruppi di lavoro ristretti. La leadership aziendale sarebbe così in grado di verificare sul campo la validità delle azioni intraprese avanzando e correggendo, quando necessario, il percorso di trasformazione digitale.

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