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Nasce FrontieraTech

FrontieraTech è un sito webzine (web magazine) che esplora il tema della tecnica in rapporto all’impatto sulla società e sul mondo. Cercando di assumere uno sguardo critico e un’ottica di frontiera sugli argomenti trattati.

Viviamo in comunità dove è sempre più rilevante e connotante la presenza della tecnica nella vita quotidiana.

L’uomo ha creato sul pianeta Terra la tecnosfera, un ambiente artificiale che via via cresce a dismisura. Con un peso già maggiore di quello del complesso della materia vivente : 30 trilioni di tonnellate, pari a 50 kg per ogni metro quadrato di superficie terrestre.

La tecnosfera comprende una grande quantità di oggetti, destinati a diventare tecnofossili, la cui diversità è superiore a quella biologica. Penne, computer, cellulari, aerei, navi, auto, case, impianti, fabbriche, robot rappresentano una tecnica sempre più ingombrante e capace di modificare e rimodellare la natura.

Ma la tecnica, dispiegando la sua azione su un ampio fronte, opera anche su relazioni, comportamenti, pensieri, fantasie e sogni dell’uomo stesso, essendo in grado di cambiare il paesaggio esterno e quello interiore. «Molti ricordi dei giovani derivano ormai dalla loro vita online» (Ayesha Khanna – Parag Khanna), per non parlare degli effetti delle nuove tecnologie su psiche e capacità cognitive.

Secondo Sherry Turkle, i dispositivi mobili sono in grado di cambiare non solo ciò che facciamo ma anche quello che siamo.

«Più di ogni altra cosa – sostiene W. Brian Arthur – la tecnologia crea il mondo : crea la nostra ricchezza, la nostra economia, il nostro modo di vivere».

Ambivalenza della tecnica

Grazie alla tecnica l’uomo si è proiettato fuori dal mondo e ha scoperto nuovi mondi ma ha anche messo a rischio il suo vecchio mondo. Con la tecnica si apre un mondo di possibilità infinite e l’uomo «può dare a se stesso la natura che vuole» (Paolo Rossi). Allo stesso tempo, la tecnica è condannata per la tendenza a oltrepassare i limiti.

«La tecnica – sostiene Arnold Gehlen – è sempre servita ad aiutare a vivere e a far morire».

Mediante la tecnica «risultiamo vincitori là dove la natura sarebbe più forte di noi» – afferma Aristotele. Senonché, Hans Jonas invoca una nuova etica per scongiurare il saccheggio della natura operato dall’uomo, diventato con l’aiuto della tecnica nuovo signore della Terra.

Per Vilém Flusser, la tecnica agisce negativamente sul corpo umano, atrofizzandone le mani e per loro tramite lo stesso pensiero. Eppure, è lo stesso corpo ad essere curato, riparato, potenziato e salvato dalla stessa tecnica.

Nondimeno, la moderna tecnologia digitale è causa di disturbi psichici, patologie e solitudine; Chris Anderson sottolinea, invece, come sono le macchine ad aver consentito alle persone di migliorare la salute e allungato la loro vita.

Lo sviluppo tecnologico è considerato, per un verso, condizione di prosperità economica e garanzia del «carattere irreversibile del progresso»; per l’altro, è giudicato fattore di impoverimento, disoccupazione, disgregazione e alienazione. O, per aver fornito ampia disponibilità di beni materiali, causa del «disagio dell’abbondanza» (Simon Schama).

La tecnica, elevata a Soggetto della vicenda storica (Günther Anders), ha unito il mondo abbattendo barriere ma ne ha eretto altre e creato nuove divisioni. Isola gli individui e tuttavia li riconnette. Sottrae loro potere, e glielo riconsegna sotto nuove forme potenzialmente più efficaci.

Destabilizza perché innova e scompagina equilibri, producendo anche resistenza, mentre, d’altro canto, fornisce nuovi mezzi per mantenere e rafforzare l’ordine costituito.

Per di più, la tecnica, agli occhi di un osservatore critico come Herbert Marcuse, assume un aspetto minaccioso come forma di legittimazione di un nuovo dominio (tecnocratico) dai tratti totalitari. Viene, quindi, associata a una dimensione oppressiva e liberticida. Oppure, a una vocazione al controllo totale, stile Big Brother, con un uomo che finisce per esserne totalmente dipendente e soggiogato, meramente «oggetto di un gigantesco apparato tecnologico».

«La tecnologia dei tempi moderni – scrive però Donald A. Norman – ci rende schiavi tanto quanto ci offre indipendenza».

Per Manfred Spitzer i computer sono «macchine che ostacolono l’apprendimento»; per Erik Brynjolfsson e Andrew Mcafee, costituiscono un nuovo elemento di poderoso impulso alla potenza mentale paragonabile a quello dato dalla macchina a vapore alla potenza fisica.

Secondo Byung-Chul Han «lo smartphone disimpara a pensare»; diversamente, per Gianfranco Marrone, il cellulare allarga la sfera di sensibilità e di azione dell’individuo dotandolo di nuove, fondamentali potenzialità.

A giudizio di Karl Popper «la tecnica ci libera e può liberarci sempre più». Strumenti e macchine hanno sollevato gli uomini dalla fatica di attività pesanti, abbreviato e facilitato il lavoro (Adam Smith). La tecnica, in questa chiave, è un mezzo «per costruire un mondo migliore» (Thomas P. Hughes). Che rende possibile persino pensare a una seconda creazione, a un nuovo paradiso riconquistato, a misura d’uomo.

Quale tecnica

«Senza la tecnica l’uomo non esisterebbe, né sarebbe esistito mai» (José Ortega y Gasset). La tecnica è il nostro ambiente e quello dell’essere umano moderno è un mondo tecnico (Jacques Ellul).

Prevedibilmente, il futuro sarà ancora più tecno-centrico rispetto al passato, attraverso tecnologie digitali che dischiudono nuove frontiere a velocità mozzafiato.

La nostra realtà è proiettata in una seconda era delle macchine, sempre più autonome e intelligenti, in cui computer e robot imparano «molte competenze di base a un ritmo straordinario» (Erik Brynjolfsson – Andrew  McAfee), facendosi carico delle decisioni.

Inoltre, la tecnica diventa sempre più connessa con miliardi di oggetti e cose, in grado di comunicare e interagire tra loro, iscritti in una rete globale : una Internet of things che promette di essere integrata in una più allargata Internet of everythings, comprensiva anche di persone, processi e dati.

«La tecnologia è la continuazione dell’evoluzione con altri mezzi – scriveva Raymond Kurzweil – ed è in se stessa un processo evolutivo». «La crescita tecnologica è la costante più potente nella storia della specie», gli fa eco Aldo Schiavone.

In questo quadro di nuova progressione e pervasività dirompente della tecnica, a scala macro e micro, in cui si giunge a divisare la nascita di un Adamo e di una Eva dell’artificiale, la prospettiva sarà quella di una convergenza, al limite anche conflittuale, o di una divergenza tra sviluppo tecnologico e bisogni umani?

I rischi derivano da una tecnica che «crea se stessa da se stessa», e che non risponde più ai desideri umani ma alle «sue proprie necessità», dalla quale siamo diretti, estromessi dal suo sviluppo, annientati nella nostra volontà di indirizzarla per il nostro bene.

Le opportunità, dalla selezione di una tecnica in grado di preservare e migliorare noi e il mondo.

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