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Un volto umano digitale a Siri e Alexa

Sullo schermo appare il volto di un bambino. Parla, si muove e risponde come se fosse un piccolo essere umano reale.

Non fatevi ingannare. E’ una creazione artificiale, frutto dell’inventiva della startup neozelandese Soul Machines, fondata da Mark Sagar, un ingegnere esperto di intelligenza artificiale, famoso per aver vinto due premi Oscar grazie alla tecnica di animazione digitale, curata nei film Avatar e King Kong.

BabyX è il nome di questo bimbo virtuale, la cui somiglianza con quelli reali è spiazzante. E presto comparirà sugli schermi una nuova versione ancora più perfezionata. BabyX avrà non solo il suo bel faccino espressivo dagli occhi grandi e scintillanti ma anche tutto il resto del corpo, inclusi polmoni digitali.

La vita umana sullo schermo

Soul Machines ha costituito un team interdisciplinare che comprende  neuroscienziati, fisiologi, psicologi e artisti per realizzare modelli umani digitali, in grado di avere intelligenza emotiva, comprensione, risposta alle emozioni e imparare dall’esperienza.

In altre parole, si vuole simulare la vita dotanto la creatura digitale di capacità umane grazie a un innovativo sistema nervoso virtuale (Human Computing Engine) che combina reti neurali e modelli ispirati funzionamento del cervello umano.

Lo sforzo dei ricercatori di Soul Machines è quello di umanizzare sempre più la macchina. E la creazione di un bambino virtuale è un modo per allenare l’intelligenza artificiale a svilupparsi con un’interazione che riproduce la modalità di apprendimento tipica del rapporto tra un genitore e un figlio appena nato in fase di crescita.

Una faccia digitale a Siri e Alexa

Soul Machines ha svelato il suo primo volto virtuale nel mese di marzo 2017. Nadia, doppiata dall’attrice Cate Blanchett, è stata realizzata per il governo australiano come assistente ai disabili nell’ambito del progetto National Disability Insurance Scheme.



Più di recente, Soul Machines ha annunciato una collaborazione con l’azienda di software Autodesk per costruire Ava, il viso di una chatbot di assistenza ai clienti. Questo ambito di applicazione sembra essere lo sbocco naturale della ricerca della startup neozelandese, spinout dell’Istituto di Bioingegneria dell’Università di Auckland.

Effettivamente, come spiega Greg Cross, top manager di Soul Machines, l’intento è quello di rappresentare un’evoluzione dell’intelligenza aritificiale degli assistenti virtuali come Siri e Alexa, diffusi in milioni di case e aziende nel mondo. Che adesso, grazie al lavoro di Mark Sagar e del suo team, potrebbero avere un’interfaccia visiva, dalle sembianze umane.

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